Govone,
provincia di Cuneo, 301 metri sul livello del mare. Asti è a una manciata
di chilometri, ma è già un'altra provincia, un'altra realtà territoriale. Qui,
dove finisce il Monferrato e comincia il Roero, la gente da sempre scende nella
valle del Tanaro per raggiungere un'altra città altrettanto vicina, ma un po'
più piccola e più legata alle tradizioni agricole del paese: Alba, la
capitale delle Langhe.
I
quasi 2.000 abitanti di Govone sì dividono in sei frazioni tra la piana del
Tanaro e una serie di colline armoniose: ogni poggio assolato un vigneto, un
cascinale, una strada tortuosa che svolta su altri scenari, boschi, vigne, piccoli
agglomerati di case, campanili. Il basamento argilloso di questi colli, relativamente
giovani, è emerso 'appena" sei milioni di anni fa dal Mare Padanum, e
ancora oggi attraversando certi campi di terra rossa appena dissodati, oppure
osservando lo spaccato di una collina, non è difficile ritrovare resti fossili
di pesci e conchiglie. I terreni attuali risultano composti di marne particolari
che conservano umidità e favoriscono prodotti agricoli di pregevole qualità;
se ne giova in particolare la produzione vitivinicola, che può contare sulla
piena maturazione di uve ad alto grado zuccherino, con cui si ottengono vini
robusti e profumati.
In cima alla più alta delle colline, austero e possente nel suo abito barocco,
il castello, già documentato nell'anno 989, ricostruito nel Settecento
su disegno del Guarini, abitato in seguito dai Savoia e ora sede del Municipio.
Dal suo scenografico piazzale si gode una vista unica, che comprende un vasto
territorio trapuntato di castelli, a testimonianza del suo passato di residenza
reale quando era importante restare in comunicazione visiva con le dimore dei
conti di Guarene, quelle dei marchesi Alfieri di Sostegno a Magliano e San Martino
e con la stessa città di Alba.
Nel 1997 è stato dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità, assieme al
centro storico di Torino, e alle residenze sabaude di Rivoli, Moncalieri, Venaria,
Mandria, Aglié, Racconigi e Stupinigi.
Una visita al paese non può comunque fermarsi al castello. La discesa nel fitto
parco circostante è il preludio di una giornata di relax assoluto, trascorsa
all'ombra dei Tigli della spianata oppure al sole di levante che illumina il
colorato giardino di siepi all'italiana. Percorrendo fino in fondo il viale
di Platani secolari che abbraccia il parco si sbuca alle spalle della chiesa
dello Spirito Santo, elegante edificio settecentesco barocco che fu cappella
reale, collegata un tempo al castello con una lunga galleria. Sulla stessa piazzetta
si affaccia anche la più austera parrocchiale di San Secondo, con l'alto campanile
che domina l'ingresso al paese.
Infine, chi si vuole concedere una passeggiata un po' più lunga può scegliere
uno degli itinerari campestri che possono condurlo, attraverso vigneti, prati
e piccoli boschi, a scoprire la vera essenza di questa terra.